Piramidi di terra e…

dino

 

Appena sceso dall’auto, sull’asfalto del parcheggio di Zone (BS), a pochi chilometri dal lago d’Iseo, trovo questo dinosauro disegnato. Ho come l’impressione che una mano, giovane ed estrosa, abbia voluto giocare nel fare un po’ di promozione alle cose qua intorno. Anche la Natura qui continua senza dubbio a giocare: mentre si percorre il sentiero che va alle piramidi di terra, le caratteristiche formazioni geologiche che hanno portato a dichiarare tutta l’area Riserva Naturale, si ha infatti la sensazione che la Natura si stia divertendo, che tra un capolavoro e l’altro, tra giganteschi sconvolgimenti e iperscenografiche trasformazioni, voglia riposare la mano facendo degli originalissimi scarabocchi. Perché se pensi a cosa è successo qui prima, molto prima di adesso, le piramidi o i camini delle fate come li chiamano i locali, in confronto non sono che due colpi rapidi dati col gessetto.

Due colpi dati bene, per carità. Stiamo sempre parlando di un’artista con i fiocchi: metodo pazienza e fantasia non le sono mai mancati. Ma se pensi a cosa c’era prima…intanto dodicimila anni fa c’era un ghiacciaio bello grosso e soprattutto bello spesso, uno virgola due chilometri per l’esattezza, cioè milleduecentometri di ghiaccio prima di incontrare il suolo. Ed è stato quel ghiacciaio lo strumento con cui la Natura ha lavorato per modellare tutto ciò che si vede oggi: il bacino del lago, la valle, e anche per fare le piramidi di terra ha dovuto usare il ghiacciaio per portare i grandi massi che ora stanno lassù in bilico.

Poi, più tardi ha lavorato di fino per far crescere le piramidi: a dire la verità, non sono state le piramidi a crescere ma tutto il terreno intorno a scendere, perché prima con lo scioglimento del ghiacciaio e poi con le pioggie, un poco alla volta il terreno si è eroso tutto intorno al masso che, intanto, faceva da cappello alla colonna di terra che stava nascendo o alzandosi o crescendo, come si preferisce. Ecco come sono venute fuori, è una genesi che ha molto da insegnare se uno si mette a riflettere: perché hai sempre pensato che per fare e crescere bisogna sempre mettere e mettere materia e accumulare roba e materiali ed ora scopri invece che per fare queste piramidi si è dovuto soprattutto togliere: e il risultato è davvero qualcosa di magico, nel senso che il sentiero che scende e poi gira attorno le torri per tornare su in paese è piuttosto agevole e relativamente breve, ma tu continui a rimanere e a guardare e riguardare come se davvero fossi stato preso dall’incantesimo.

Ma per continuare a vedere come a Zone lavora la mano della Natura bisogna risalire, perché le sorprese non sono ancora finite: bisogna andare su in paese e prendere per l’antica via Valeriana fino ad arrivare alla Chiesa del disgiolo: poco prima della piccola chiesa, sulla destra c’è quella grande parete di arenaria. Va guardata con molta attenzione, è una cosa importante perché c’è di mezzo il disegno del dinosauro giù al parcheggio.

Per scoprire che cosa è successo, stavolta bisogna andare a un prima molto, ma molto più remoto del prima del ghiacciaio: non più migliaia ma milioni di anni, circa duecentoventi secolo più o secolo meno. Allora, devi cancellare dal quadro tutto quello che vedi adesso: cancella la salita e la chiesa e la parete, via il lago e la valle e il grande ghiacciaio che c’era prima. Si, via anche la montagna. Perché duecento milioni di anni fa la montagna non c’era: al suo posto c’era un bel mare tropicale caldo caldo, i vulcani che vomitavano e fumavano che era una meraviglia, e qui dove tieni i piedi adesso c’era una spiaggia melmosa lambita dalle onde. Sulla melma camminavano, non si sa per andare a fare esattamente cosa, tutti in fila gli arcosauri, che sono i nonni dei dinosauri e i bisnonni dei coccodrilli. Ed è stato in quel momento che la Natura ha deciso di scattare un po’ di foto: duecento milioni di anni dopo, insomma ora, adesso, se guardi bene su quella parete di arenaria – che un tempo era melma che poi si è solidificata e che per le spinte tettoniche da orizzontale è divenuta quasi verticale come una lavagna – puoi vederle quelle foto, e sono le orme fossili degli arcosauri che hanno camminato qui quando tutto quello che vedi aveva tutta un’altra forma e un’altro aspetto.

In un luogo come questo riesci a renderti conto di come la Natura gioca, fa e disfa e lavora da tanto di quel tempo. E lo sta facendo anche adesso, ma poiché nulla si vede e nulla si avverte diremmo che tutto è fermo, oppure che stia accadendo troppo lentamente. Ma forse il problema siamo noi che purtroppo, passando, andiamo sempre così di fretta.

(Alessandro)

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